C’è un modo speciale di scoprire i luoghi che amiamo, ed è quello di farlo a piedi, senza fretta, lasciandosi guidare dal rumore dei propri passi sulla pietra e dal profumo del caffè che si stringe tra i vicoli.

Oggi vi porto a fare una passeggiata virtuale (che spero diventerà presto reale!) a Comiso. 

Comiso non si rivela subito al viaggiatore frettoloso: va assaporata lentamente. La sua pietra locale, dorata e chiarissima, riflette la luce del sole in un modo unico, regalando alla città un'atmosfera quasi sospesa, da set cinematografico.

Allacciate le scarpe comode: ecco l'itinerario perfetto per perdersi (e ritrovarsi) tra le sue bellezze più grandi.

Tappa 1: Piazza Fonte Diana, il cuore pulsante

Il nostro viaggio comincia nel "salotto" di Comiso: Piazza Fonte Diana. Sedetevi per un attimo sui gradini della fontana settecentesca che dà il nome alla piazza, dedicata alla dea della caccia. Al centro si trova la sorgente d'acqua che fin dall'antichità ha dato vita alla città.

Da qui, lo sguardo spazia sui palazzi signorili circostanti, ma il vero spettacolo è il viavai della gente: i vecchietti che discutono di politica sulle panchine, i bambini che corrono e il profumo delle granite che arriva dai bar storici. Questo è il punto ideale per respirare l'anima di Comiso prima di addentrarsi nella sua storia.

Tappa 2: Il duello del Barocco (Le due Chiese Madri)

Dalla piazza, bastano pochissimi passi per trovarsi davanti alla maestosa Chiesa Madre di Santa Maria delle Stelle (di cui vi ho raccontato i segreti [nel post precedente!]). Fermatevi ad ammirare la sua facciata che svetta verso il cielo e la splendida cupola.

Ma la passeggiata si fa interessante quando, camminando per appena tre minuti lungo le stradine adiacenti, vi trovate al cospetto della sua storica "rivale": la Basilica di Maria Santissima Annunziata. L'impatto visivo è straordinario. Con la sua scenografica scalinata e la facciata slanciata, l'Annunziata sembra quasi sfidare la vicina Matrice in un eterno concorso di bellezza. Entrate a dare un'occhiata: l'interno vi accoglierà con la frescura tipica delle grandi chiese siciliane e con opere d'arte che tolgono il fiato.

Tappa 3: Il Castello dei Naselli, tra storie di conti e cortili

Lasciandoci alle spalle le cupole barocche, ci addentriamo nella parte più antica di Comiso per incontrare il maestoso Castello dei Naselli (conosciuto anche come Castello Aragonese). Non aspettatevi la classica fortezza medievale isolata su uno sperone di roccia; questo castello è un organismo vivo, incastonato nel cuore pulsante del tessuto urbano.

Se vi fermate ad osservarlo con calma, scoprirete che le sue mura non raccontano una sola epoca, ma sono un vero e proprio "libro di pietra" stratificato nei secoli. Ecco tre segreti incredibili che potrete svelare ai vostri compagni di passeggiata:

1. L'enigma delle tre lingue all'ingresso
Appena vi avvicinerete al portale d'ingresso (caratterizzato da un bellissimo arco gotico e da un portone ferrato trecentesco), aguzzate la vista. Vicino all'accesso si trovano tre misteriosi blocchi di pietra che riportano iscrizioni in greco antico, latino e arabo. È un dettaglio quasi unico, un vero e proprio manifesto scolpito che testimonia come Comiso – e la Sicilia intera – sia stata da sempre un crocevia straordinario di culture e popoli che si sono incrociati, scontrati e fusi.

2. Il battistero bizantino e la "Cuba" nascosta
Girando sul lato est del castello, si nasconde la sua parte più antica e spirituale. Qui si trova una splendida struttura ottagonale risalente intorno all'anno mille, nota come la "Cuba", che ospitava un antico battistero bizantino. Sebbene il tempo abbia fatto il suo corso, all'interno si possono ancora scorgere preziosi frammenti di affreschi bizantini. È un angolo incredibilmente suggestivo e silenzioso, dove sembra quasi di sentire l'eco dei canti religiosi di mille anni fa.

3. La leggenda dell'assedio e l'astuto inganno
Ogni castello che si rispetti ha la sua leggenda, e quello di Comiso ne custodisce una legata a un lungo e logorante assedio medievale. Si narra che gli invasori avessero circondato la fortezza per prenderla per fame, attendendo che i difensori finissero le scorte di cibo.

Quando ormai le ultime razioni stavano per esaurirsi, i comisani tentarono il tutto per tutto con un inganno geniale: presero l'ultimo cibo rimasto e lo diedero a degli uccelli (o, secondo altre varianti, lo gettarono ostentatamente oltre le mura). Convinti da questa dimostrazione che all'interno del castello vi fossero ancora scorte alimentari infinite e che l'assedio sarebbe durato anni, i nemici si scoraggiarono e tolsero l'assedio. La città era salva!

Un tocco di classe e un lieto fine moderno
Se avrete la fortuna di sbirciare all'interno, rimarrete incantati dalla Loggetta settentrionale: un'elegante trifora cinquecentesca (stile serliana) affrescata con delicatissimi motivi naturalistici e voli di uccelli, che fungeva da salotto all'aperto per i conti Naselli.

E sapete qual è la notizia più bella? Dopo anni in cui il castello ha rischiato l'abbandono e l'oblio, recentemente un consorzio di imprese locali siciliane lo ha acquistato per restaurarlo e valorizzarlo. Una vera e propria rinascita che dimostra come la nostra storia, quando protetta con amore, possa tornare a essere un bene prezioso per tutta la comunità!

Tappa 4: Una sosta di cultura alla Fondazione Gesualdo Bufalino

Nessuna passeggiata a Comiso sarebbe completa senza rendere omaggio al suo cittadino più illustre, lo scrittore Gesualdo Bufalino. Ci incamminiamo verso l'antico mercato coperto, una struttura ottocentesca elegantissima con un cortile interno colonnato, che oggi ospita la Fondazione Bufalino.

Questo non è solo un museo, ma un tempio della memoria. Qui sono custoditi i libri, i dischi, le carte e persino la macchina da scrivere dello scrittore che ha saputo raccontare la Sicilia (e la sua "comisinità") come nessun altro. È il luogo perfetto per rinfrescarsi l'anima prima di concludere il giro.

Tappa 5: Il tramonto dal sagrato di San Francesco all’Immacolata

Per concludere in bellezza la nostra passeggiata, ci allontaniamo di pochissimo dal castello per raggiungere un luogo dove il tempo sembra essersi letteralmente fermato: la Chiesa di San Francesco all’Immacolata.

Fondata nel XIV secolo sotto il regno dei Chiaramonte, questa chiesa è uno dei monumenti più antichi e preziosi di tutta Comiso. Ma il vero miracolo si compie nel tardo pomeriggio. Ecco perché questo angolo della città vi lascerà un ricordo indelebile nel cuore:

Varcando la soglia di questa chiesa sobria ed elegante, si nasconde un capolavoro assoluto della storia dell'arte siciliana: la Cappella Naselli. Costruita tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, è una cappella funeraria a pianta quadrata sormontata da una cupola emisferica, chiaramente ispirata alle opere del Brunelleschi a Firenze.

Al suo interno custodisce il magnifico sarcofago di Baldassarre II Naselli, scolpito in una pietra scura che contrasta splendidamente con il calcare chiaro delle pareti.

Il dettaglio segreto: Osservate i rilievi sul sarcofago: i dettagli dei volti, i panneggi delle vesti e i simboli araldici sono così delicati che sembra quasi incredibile siano stati scolpiti a colpi di scalpello più di cinquecento anni fa. È un angolo di puro Rinascimento toscano trapiantato nel cuore della Sicilia.

Accanto alla chiesa sorge l'antico convento dei Frati Minori, che custodisce un delizioso chiostro trecentesco. Se il portone è aperto, fate un passo all'interno: il rumore del traffico cittadino svanirà all'istante, sostituito dal fruscio del vento tra le piante e dal canto degli uccelli.

Le sue eleganti colonne e i portici creano un gioco di luci e ombre perfetto per scattare foto d'atmosfera. È il luogo ideale per fermarsi, fare un respiro profondo e connettersi con la spiritualità e la pace che i frati francescani hanno custodito qui per secoli.

Il vero spettacolo, però, vi aspetta fuori, sul sagrato. Comiso è famosa per la sua pietra calcarea, una pietra tenera e chiarissima che ha una caratteristica magica: è estremamente sensibile alla luce.

Quando il sole inizia a calare dietro i tetti della città, i raggi colpiscono la facciata di San Francesco e la pietra compie una vera e propria metamorfosi. Nel giro di pochi minuti, passa dal bianco avorio a un giallo miele caldissimo, fino a tingersi di un rosa-arancio quasi irreale. È la famosa "ora d'oro" che i fotografi di tutto il mondo inseguono, e qui a Comiso sembra amplificata, regalandovi un abbraccio di luce che non dimenticherete facilmente.

Sedetevi sui gradini del sagrato, lasciate che la brezza della sera rinfreschi la pietra ancora calda di sole e guardate la città che inizia ad accendere le prime luci. Camminare per Comiso significa fare un viaggio nella storia, nell'arte e nella straordinaria capacità di questa terra di rinascere più bella di prima.

Condividere questi tesori, parlarne con gli amici e invitare le persone a scoprirli a passo lento è il modo migliore per valorizzare la nostra provincia. Perché la bellezza, quando viene vissuta e raccontata, diventa davvero un bene di tutti.

Come vedete, non servono auto o mezzi pubblici: Comiso è una città che si offre generosamente a chi decide di esplorarla a piedi, un passo alla volta. Condividere la bellezza di questi luoghi è il modo migliore per farli vivere e per ricordare a noi stessi quanto siamo fortunati a essere circondati da tanta storia.

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Studiare la storia dell'arte non significa solo sfogliare un libro, ma imparare a leggere le pietre e i monumenti che ci circondano. Questo itinerario a piedi è  un modo unico per  scendere in strada e toccare con mano le antiche fortificazioni medievali di Comiso.

Sulle Tracce delle Mura: Le Antiche Porte di Comiso

Scheda tecnica dell'itinerario:

 

    • Mezzo: A piedi 🚶‍♂️

    • Tempo di percorrenza: ~12-15 minuti di cammino effettivo (circa 800m di percorso lineare, a cui aggiungere il tempo per le spiegazioni e le foto davanti ai monumenti).

    • Difficoltà: Molto facile (adatto a tutte le scuole)

 

1. Castello dei Naselli d'Aragona 

La passeggiata inizia dal cuore difensivo della città medievale. Il castello, nucleo originario delle fortificazioni trecentesche, era lambito dal fossato e strettamente collegato alla prima cerchia di mura.

  • Cosa osservare: L'imponente struttura della dimora signorile e la vicina chiesa di San Biagio (dove anticamente sorgeva una delle quattro porte principali, la Porta di San Biagio ad est, che immetteva verso l'area del castello).

  • Consiglio didattico: Prima di incamminarsi, si consiglia di mostrare una pianta storica del nucleo aragonese per far comprendere la disposizione a quadrilatero del centro fortificato.

2. Porta Del Pero

Muovendosi verso nord-ovest in direzione di Via Sardegna, si incontra una delle testimonianze medievali più affascinanti e meglio conservate di Comiso.

  • L'atmosfera: Situata in un suggestivo angolo storico, la Porta Del Pero segnava uno dei principali accessi fortificati alle mura medievali della città casmenea.

  • Caratteristiche principali:

    • Costituisce un raro frammento intatto delle difese originarie.

    • Recentemente valorizzata da interventi di restauro locale.

    • Perfetta per una foto di gruppo o per spiegare l'architettura degli ingressi fortificati aragonesi.

3. Porta del Cassero

Scendendo verso sud lungo l'asse viario storico, si raggiunge Corso Vittorio Emanuele dove sorge questa seconda porta superstite, nota anche storicamente come Portiera o Postierla.

  • L'atmosfera: Questo varco medievale segnava il confine meridionale fortificato della città. Superandola, gli abitanti uscivano dal perimetro difensivo per addentrarsi nel cosiddetto "contado" o borgo extra-urbano in direzione di Santa Croce.

  • Caratteristiche principali:

    • Struttura parzialmente ricostruita e restaurata a seguito del sisma del 1963.

    • Ottimo punto di osservazione per comprendere l'espansione della città antica al di fuori delle mura.

    • Un cartello esplicativo aiuta a ricostruire visivamente l'assetto difensivo medievale circostante.

4. Sulle tracce delle porte scomparse (La Porta del Castro e la Porta dell'Ospedale)

L'itinerario si conclude idealmente chiudendo l'anello murario per comprendere la complessità dei quattro storici accessi di Comiso.

  • La memoria: Si cammina verso ovest fino all'area dell'antico quartiere del Crasto (dal latino castrum), dove un tempo si apriva la Porta del Crasto (o del Castro). Si risale poi verso nord nell'area dell'incrocio tra via Imbriani e via Sardegna, dove sorgeva l'antica Porta dell'Ospedale, che chiudeva il quadrilatero difensivo a settentrione.

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